Il rumore del mare – Episodio 2

Ecco dove si va a finire , quando lo stress prende il sopravvento…. ecco cosa succede quando ci si dimentica di noi ….
Ma noi chi siamo in realtà….. ? se non riusciamo nemmeno a capire cosa ci sta succedendo …… e soprattutto cosa è successo ……
Troppo lavoro … in due arriviamo a quasi 30 ore al giorno …. sempre di corsa mai un attimo per prendere fiato ……
” Michele respira … respira piano … ci sono io con te adesso ”
“Francescaaaaa!!!”
Ma chi è che mi sta chiamando? Sembra una voce provenire da dietro quel cespuglio…
– Michele, aspetta che vado a vedere… non ti muovere.-
Sembra ironico, ma glielo dico senza rendermene conto.
Corro verso quel cespuglio che sembra chiamarmi a gran voce, una voce maschile che un po’ mi spaventa, ma non riesco a controllare la mia volontà. Le mie gambe sembrano attratte magneticamente da quel richiamo.
Arrivata al cespuglio – una bella pianta di ginestra come sembra ce ne siano tante da queste parti – scorgo un uomo legato come un salame! Lo guardo meglio, qualcosa mi dice che ci conosciamo, ma da quand’è che frequento giapponesi? Mentre, immobile, faccio le mie riflessioni, il nipponico si agita e di nuovo grida: Francesca! (per l’esattezza Flancesca …) Flancesca! Aiutami, non sento più le gambe!
La situazione sembra veramente surreale, il mio fidanzato sotterrato fino al collo ed un giapponese che so di conoscere ma che non ricordo chi sia incaprettato nudo dietro ad un cespuglio, assurdo.
“Flancescaaaaaa……Flancescaaaaaaaa”
“Ancora? ma chi mi chiama adesso?”
Da lontano una ragazza si sbraccia correndo verso di noi, chiaramente giapponese pure lei, si inciampa e cade sulla sabbia ma si rialza e continua a correre.
“Dobbiamo andale via, Flancesca dobbiamo scappale tla pochi minuti tolnelanno a plendelvi?”
“Ma chi? e tu chi sei?”
La ragazza mi guarda perplessa, guarda il tizio legato ed impronta un cenno di saluto, guarda la testa di Michele uscire dalla sabbia.
“Ma non ti licoldi niente?”
“No, l’ultima cosa che ricordo era che eravamo a pranzo con il Signor Yamashida…”
“Flancesca devi fidalti di me, tla poco allivelanno a plendelvi, tutti e tle e se ci tlovano io salò molta e pel voi ci salanno poche spelanze”
Decido di fidarmi, soprattutto perchè mi sembra di non avere molte alternative.
“Ok tu libera il tizio legato, io inizio a scavare e poi venite a darmi una mano”.
I secondi passano veloci, i ragazzini ci spiano da lontano, smuovo la sabbia ma sembra che il tempo per far uscire Michele non basti mai, siamo in tre che scaviamo, anche il giapponese nudo che ora si copre come può con il golfino della tizia scava come un forsennato, nel mentre mi guardo intorno cercando di capire dove siamo e dove poter scappare una volta liberato Michele ma vedo solo sabbia, solo spiaggia e mare, ma dove diavolo siamo?
La luce del sole ora è più intensa e la sabbia sembra brillare. Un raggio colpisce un pezzetto di vetro e quel baluginio fa comparire sprazzi di memoria nella mia mente. Eravamo in alto mare su un’imbarcazione, uno yacht forse, sento il rollio del motore … qualche faccia sconosciuta, forse orientali. Niente. Perché quel pezzettino di vetro mi ha sollecitato i ricordi? Brillanti? Non ho mai commerciato in brillanti. Almeno per quel che ricordo.
Ma devo smetterla di pensare bisogna agire ….. scava Francesca continua a scavare …. dobbiamo scappare da qui…..
Ce l’abbiamo fatta Michele è libero…. tutti insieme iniziamo a correre ….
Correre nella sabbia non è mai stato facile , in queste condizioni poi ….
La ragazza ci dice di seguirla e noi come bravi soldatini lo facciamo ….. arriviamo su una strada deserta …..
Deserta… eppure mi sento osservata. Ma se non c’è nessuno, perché ho questa netta sensazione?
Al posto di camminare sulla strada, decidiamo di inoltrarci nella pineta. Non sembra più sicuro, ma è ciò che ci consiglia il nostro istinto.
Prima di entrare nel bosco, però, ci scattiamo un selfie e lo pubblichiamo su facebook. Se dovessimo morire, almeno, i TG manderanno in onda una foto di noi sorridenti.
Prendiamo i nostri cellulari e…

(continua…)

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