Il rumore del mare – Episodio 4

La giapponese se ne accorge, schiocca le dita ed io mi ritrovo con un abitino da sera succinto che mai mi sarei immaginata di indossare e Michele è un po’ ridicolo col papillon al collo.
Non ci sto capendo più niente. Perché ora siamo su uno scintillante palcoscenico durante una serata di gala?
Ma alla fine cosa ci interessa del perché e del percome …. siamo bellissimi … profumati …. sempre meglio che scavare nella sabbia … o no …..
L’unica cosa è che ci sentiamo tanto stanchi…..
Guardo Michele negli occhi …. sta per svenire un altra volta…. e prontamente arriva una squadra di vallette che ci accompagna ad un tavolo ….. chissà magari si mangia …
E’ vero non ho fatto colazione e se non faccio colazione ….lo sanno tutti che divento nervosa….
Parte una musica che conosco molto bene. La sento ogni giorno all’ora di pranzo da 30 anni.
DAN DAN
poi un rintocco di martello.
“Entra il giudice Santi Licheri”
Ma non era morto? Ma cosa ci facciamo a Forum?
…. siamo sul banco degli imputati …. no ma noi siamo delle brave persone in fondo …. che male abbiamo fatto ??
A parte Michele che con la macchina ha investito il gatto della vicina … chi ci potrebbe fare causa ??
Il ritocco del martello continua a perforarmi i timpani ed all’improvviso scompare il tribunale, scompaiono i ninja, le giapponesi, i giapponesi interessati ai brillanti e mi ritrovo sul letto dell’hotel in accappatoio, con accanto Michele. Il martello è l’acqua che gocciola nella vasca di ghisa in bagno. Ho la bocca impastata, forse abbiamo bevuto troppo. Cerco di muovermi, ma sono bloccata da corde che mi tengono legata al letto. Mi giro verso Michele, ma anche lui è ben legato! Guardo intorno e tutta la stanza, compreso il letto, è ricoperta di banconote americane …
Un’esplosione squarcia il silenzio, i vetri esplodono, i muri tremano, Michele si risveglia dal torpore in un sussulto, bestemmia.
“Che cazzo sta succedendo? Che cazzo è stato sto botto?”
Una sirena suona in lontananza eppure è ben udibile.
Guardo fuori dalla finestra, si vede in lontananza del fumo e dei pennacchi di una moschea.
“Michele, Michele dobbiamo liberarci, Michele hai capito?”
E’ evidente che sta cercando di ricollegare tutti i puntini per capire la situazione.
“Michele, dobbiamo scappare al più presto, Michele cazzo!!!”
Corda, mi serve qualcosa per tagliare questa corda.
Mi giro per quanto possibile e con i piedi riesco a raccogliere un pezzo di vetro, mi sono tagliata prendendolo ed il sangue gocciola piano piano.
Riesco a portarlo sul letto e piano piano iniziamo tutto un gioco di grovigli e movimenti per riuscire finalmente dopo alcuni minuti a prenderlo in mano, non riesco ad avvicinare le mia braccia quindi l’unica soluzione è che io tagli prima la corda di Michele, poi tagliata una lui taglierà l’altra e mi libererà.
Inizio piano piano con movimenti piccoli ma forti ad incidere la corda, si per fortuna inizia asfilacciarsi, dai veloce più veloce.
“Michele tieni tirata quella corda, dai che ci siamo”
Stack, d’improvviso si spacca e lui ha una mano libera, prende il vetro e alla velocità della luce riesce a liberarsi completamente.
“Dai Michele taglia qua che non sento più circolazione e mi fanno male i polsi, veloce!”
Michele si alza di scatto, sfila il cuscino dalla federa ed inizia a riempire quest’ultima con tutti i soldi che sono sparsi per la stanza.
“Che cacchio fai? Liberami no?”
Sorride e non parla, cerca solo di mettere dentro al sacco quanti più soldi possibile, più veloce che può.
Una nuova esplosione fa tremare tutto di nuovo, i pochi quadri che erano rimasti appesi cascano, l’abat-jour si frantuma al suolo, il climatizzatore appeso sopra la porta cede e si incrina verso il basso restando appeso a metà, dalla finestra si sentono le urla che provengono dalla strada.
“Michele non sei divertente, liberami cazzzooo Michele brutto bastardo!!”
Michele molla il sacco e mi salta sopra a cavalcioni, con una mano mi blocca il collo ed avvicina la sua faccia alla mia, cerco di liberarmi ma con le mani legate ed un uomo di 90 kg sopra lo stomaco la cosa risulta difficile
“Vedi Francy adesso te lo posso dire, hai rovinato tutto, mi hai rovinato la vita e guarda come sono girate le cose? Adesso finisco di raccogliere questi soldi e poi svanirò nel nulla ma ci tenevo a dirtelo guardandoti negli occhi. Io non ti ho mai amata.”
Apre la mia borsa, mi prende quei pochi contanti che avevo nel portafoglio e se ne va sbattendo la porta.
Rimango lì come una cretina sanguinante sul letto e inizio a piangere. Come ho fatto ad innamorarmi di un cretino simile? Perché ha scelto me? Non sono ricca, non sono particolarmente bella, non sono particolarmente intessente. Sono una persona normale, talmente normale da essere noiosa.
Brutto bastardo! Mi ha usata come copertura per i suoi loschi affari! Ora devo scoprire che cosa mi ha nascosto per tutti questi anni. Devo sapere.
Finalmente riesco a liberarmi dalle corde, mi faccio una doccia veloce, raccolgo le mie cose e sgattaiolo fuori dalla stanza come una ladra. In parte lo sono, visto che non ho soldi per pagare.
Arrivo alla reception e qualcuno mi chiama sottovoce: “Francesca, Francesca!”. Mi tira a sé e, dietro alla colonna grande, mi dà un bacio da film che io piego la gamba e sento le farfalle nello stomaco. Meno male che ho fatto la doccia… ma i denti? Cazzo, non ho lavato i denti!

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