Il profumo di cedro – Parte 1 di 2

Marco ha sempre adorato cucinare.
Certo non che potesse scegliere molto altro, seduto su una carrozzina il panorama delle attività di un ragazzino di 12 anni era veramente limitato rispetto ai suoi coetanei normodotati.
Guardare la tv, leggere, giocare con la Play, disegnare, si certo tutte attività possibili, ma che piano piano lo annoiavano, in queste cose non riusciva a trovare una sua identità, perchè a 12 anni è quella la cosa che inizi a cercare, una personalità, la voglia di capire chi sei, la curiosità di esplorare, l’ansia di scoprire, il desiderio di capire se i sogni a volte per mezzo della propria volontà possono trasformarsi in realtà, a 12 anni un giorno ti alzi dal letto e dal nulla ti piomba tra capo e collo quella strana cosa per la quale diventi consapevole che non sei più un bambino e ti ritrovi cosi a dover intraprendere un cammino che non sai dove ti porterà ma che sei certo di voler affrontare.
Una delle poche cose che faceva sentire bene Marco era cucinare, fin da piccolo aveva dimostrato interesse verso quest’arte, aveva dimostrato di esserne predisposto ma ciò che realmente contava era che con le mani in pasta e la testa in zona fornelli il dolore psicologico della disabilità svaniva nel nulla e questo era quello che rendeva le persone che gli stavano attorno i suoi primi fans, i veri sostenitori di questa dote e di questa passione.
Certo poi oltre alla cucina c’erano gli amici, c’era la famiglia, c’era anche Angelica, una ragazzina che bazzicava per casa e che che aveva trovato in Marco un vero amico.
Angelica poteva starsene ore in silenzio seduta in disparte a guardare Marco mentre armeggiava con le pentole, era totalmente affascinata dalla semplicità con il quale si destreggiava tra la penisola della cucina, il frigorifero ed il piano cottura per poi impiattare in maniera quasi da vero Chef certi piatti che sembrava impossibile fossero usciti dalle mani di un preadolescente, ed ogni volta che alla fine gli faceva i complimenti lui si faceva completamente rosso.
Marco era bravo. Cucinava piatti deliziosi, la cura maniacale che incanalava nel presentare il piatto era davvero sorprendente. Vederlo cucinare era una gioia per tutti, o quasi. In casa oltre ad Angelica c’era lei, nonna Matilda. Era lei la musa ispiratrice di quel piccolo chef su quattro ruote. Grazie alla nonna Matilda, Marco aveva imparato il segreto della cucina, soprattutto dei dolci, la nonna era per quel piccolo stellato un’infinita fonte d’ispirazione.
Mancava poco a Natale, era arrivato il momento di preparare tutto per il grande giorno per l’arrivo dei parenti lontani, era ormai una tradizione che si ripeteva da prima che il ragazzo avesse quel terribile incidente.
Tutti i parenti arrivavano il 24 Dicembre per intrattenersi al Paese fino a Santo Stefano.
Quest’anno però era speciale, al tavolo ci sarebbero stati tre ospiti in più: Angelica ed i suoi genitori, e non era l’unica novità che attanagliava il sonno di Marco.
Da qualche giorno aveva, con la sola compiacenza della nonna, inviato la sua candidatura ad un concorso di cucina, i casting si sarebbero svolti di lì a poco, doveva concentrarsi sul piatto della presentazione.
Se fosse stato scelto avrebbe voluto stupire i giudici e Marco fortunatamente viveva nella sana convinzione che per lasciare le persone a bocca aperta erano più efficaci le cose semplici e fatte bene piuttosto che scelte complesse e ricercate non solo altamente rischiose ma chiaramente volte ad attirare l’attenzione più che a dimostrare le proprie capacità.
Nella sua testa c’erano quindi due pensieri fissi che lo martellavano continuamente, trovare la ricetta con la quale candidarsi alle selezioni del programma e definire il pranzo di Natale.
Continuava a scrivere bozze di menù, il tavolo era un groviglio di libri di cucina, di riviste, di ricette scarabocchiate su tovaglioli, su confezioni in cartone di qualsiasi genere recuperate dagli alimenti che utilizzava per cucinare insomma una piramide disastrosa di idee culinarie. Era arrivata sera che nemmeno se n’era accorto e ancora non aveva nulla di definito.
Giunse alla conclusione che avrebbe dovuto distrarsi un pochino, riposare la mente certo che una volta schiarite le idee dal nulla sarebbe emersa quella giusta.
Spense la luce e fece svicolare la sua carrozzina fino in salotto. Con il telecomando accese la tivù è scelse la cartella “cartoni anni ’80”, si perché un’ altra cosa per cui Marco impazziva erano i cartoni animati di vecchia generazione.
La scelta ricadde su Shrek, il secondo capitolo per la precisione.
Marco non se ne accorse ma la stanchezza prese il sopravvento è si addormentò, la nonna Matilda che teneva sempre monitorata la situazione lo coprì con una copertina in pile proprio nel momento in cui il cattivo torturava un povero omino di pan di zenzero.
Tra tutte le persone che sostenevano le aspirazioni di quel giovane ragazzo era lei, la nonna a non sottovalutare le possibili delusioni che Marco avrebbe potuto incontrare.
Con l’inquietudine nel cuore, tipica di chi vuole bene, si addormentò accanto al nipote sul divano.
“Nonna! Nonna!!! Ho fatto un sogno!!”
“Ehi… piccolino…”
“Nonna, non sono più piccolino, sono sulla sedia a rotelle, ma non sono più un bambino…”
“Va bene, scusami, ma per me resterai il mio nipotino…”
“Si ok, grazie, comunque. Nonna! Ho pensato ad una cosa…”
“Sentiamo…”
“Io mi presento con un dolce, io porto il pan di zenzero…”
“Sei sicuro? Non mi sembra una ricetta ricca, è un dolce semplice…Tu sei in grado di fare piatti più complessi…”
“Si nonna, lo so, però voglio stupire con la semplicità, del resto non è questa la caratteristica più importante? Me lo dici sempre anche tu…”
“Si, però ci pensiamo domani, sistemiamo la tavola ed andiamo a dormire, domani mattina ne riparliamo…”

Marco non chiuse occhio, con non poche difficoltà all’alba scese dal letto ed andò in cucina, del resto i dolci si devono mangiare soprattutto nella prima parte della giornata, quindi, perché non cimentarsi con alcune prove in attesa della sua più severa consigliera?

“Nonna! Cosa ci fai già sveglia? E questo profumo? Cos’hai infornato?”
“Vai a dormire, non farti vedere per almeno un’ora…”
“Ma nonna, io volevo esercitarmi…”
“Marco. Vai a dormire”
Il tono della nonna era autoritario, a Marco non restò che girare le ruote e tornare in camera, si sdraiò ma non riuscì a riaddormentarsi, iniziò ad immaginare l’impiattamento:
“Marco, presentaci la tua ricetta! Pani di zenzero guarniti con crema al limone ed al pistacchio, pistilli di vaniglia per accentuarne il profumo.”
“Beh, la descrizione è degna di uno chef, ora assaggiamone il gus….”

“Marco!!!!!!!!! Vieni!!!”

Il sogno ad occhi aperti venne interrotto da un richiamo dalla cucina.
“Arrivo nonna, arrivo…”
Quando marco raggiunse la stanza preferita restò esterrefatto, pan di zenzero dai mille colori riempiva piatti con sfondo rosso, era Natale e non c’era bisogno di ricordarlo.
La nonna iniziò ad elencare gli ingredienti…
“Il burro dev’essere a temperatura ambiente, perché altrimenti non lega con la farina. Il limone, mi raccomando! Due gocce! Dovrà essere biologico, Marco, mi stai ascoltando? ”
“Si nonna, ti ascolto…”
Vedendo la quantità di dolci presenti in cucina Marco iniziò a pensare che questo era e doveva restare un sogno, non sarebbe mai riuscito ad eguagliare la bontà di quei dolcetti preparati dalla nonna.
“Marco ascoltami, perché dovrai mettere tutto in pratica, passo dopo passo, Marco mi raccomando non sbagliare…”
“Nonna ti sto ascoltando, ma perché hai così a cuore questa cosa?”
“Vedi piccolo… Questo sogno è un po’ anche il mio…”
La nonna era esausta, Marco l’aveva riempita di domande, le aveva chiesto mille perché e le aveva posto mille però, non credeva ci fossero al mondo altri ragazzini che a dodici anni in piena notte potessero avere tanta energia e tanta passione per qualcosa da sprofondare con anima e corpo in una dimensione come quella culinaria.
Furono giorni intensi, Marco provò e riprovò’ quella ricetta decine di volte testando nuove varianti, provando nuovi ingredienti, cercando un qualcosa che caratterizzasse in maniera inequivocabile il suo pan di zenzero, voleva che la sua ricetta fosse qualcosa di assolutamente nuovo ed innovativo, se solo fosse riuscito a trovare quell’aroma che la rendesse unica avrebbe potuto dormire sogni tranquilli perché consapevole di aver lavorato da vero chef professionista.
Un giorno Marco tornando da scuola confessò ad Angelica questo suo cruccio, l’unica cosa che in quel momento contava era trovare la ricetta perfetta e lui non sapeva più dove sbattere la testa, dal canto suo la ragazza altro non poteva fare che rasserenarlo e motivarlo dicendogli di stare tranquillo che prima o poi l’illuminazione sarebbe arrivata.
Quel pomeriggio Angelica andò da Marco, voleva essere certa che non si buttasse giù di morale, voleva in qualche modo incentivarlo, voleva essere quella persona che ha il dovere di essere presente quando un’amico è nel momento del bisogno, lui non lo sapeva ma lei sperava di poter piano piano diventare anche qualcosa di più, sperava di poter essere lei stessa quell’ingrediente segreto di cui Marco era alla disperata ricerca.
Seduti al tavolo, Marco se ne stava imbronciato sulla sua carrozzina con le braccia conserte, Angelica dopo aver provato di tutto per farlo distrarre e magari sorridere stava per gettare la spugna.
“Certo che tua nonna non si risparmia con il riscaldamento” e con fare semplice si sfilò il maglione.
Dopo averlo appoggiato sulla sedia rivolse lo sguardo nuovamente verso Marco il quale la fissava con occhi brillanti ed un sorriso ebete.
“Che c’è? Non hai mai visto una ragazza togliersi un maglione?”
Marco continuava con quell’espressione estasiata senza proferire parola, Angelica si accorse che non guardava il suo viso, ma fissava il suo petto da adolescente ed una vampata di rossore accese il suo viso, abbassò lo sguardo e capì.
Nel centro della sua t-shirt un albero colorato a mo’ di graffito e sotto una scritta, quella fissava Marco, “CedarTree”.

(Marta e Ruggero)

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